Votiamo NO

al referendum di regime

E' una lotta per la democrazia, che non ha bisogno di tifosi ma di cittadini coscienti.

Solo così si può evitare il tranello di chi vuole la riforma costituzionale e fa sentire gli elettori protagonisti di un "cambiamento", per ottenere anche un "risparmio" e una maggior “velocità” delle leggi. Cambiamento, risparmio, più velocità sono i concetti preparati a tavolino dalle agenzie pubblicitarie, che si possono applicare alla vendita di un'auto, ma non alla serietà e all'importanza della Costituzione. Chi riflette, fa queste osservazioni. Perché cambiare, per peggiorare? E risparmiare con il nuovo Senato, 50milioni di euro, è una presa in giro, perché sarebbero risparmiati meno di 1€ a testa, per ogni italiano, in un anno, per avere meno democrazia, mentre il solo referendum costerà ben 300milioni di euro. Anche chiedere maggior velocità è pretestuoso, perché le leggi che interessano ai politici le fanno veloci (il vergognoso jobs act è stato votato in soli 20 giorni). Dunque, è una modifica costituzionale proposta forzatamente in modo ingannevole, perché nasconde un gravissimo pericolo democratico, con un quesito sulla scheda che dice quel che interessa al governo, ma non dice quel che c'è dietro. E si deve notare che a voler demolire l'attuale Costituzione sono proprio quelli che hanno sempre goduto del sistema, ricevendo sistemazioni pubbliche strapagate, vitalizi, pensioni d'oro e finanziamenti per le proprie posizioni affaristiche e pseudo-industriali. E, allora, perché ora vogliono la modifica costituzionale, per perdere i loro privilegi o per rafforzarli? Per capirlo, basti vedere che il nuovo Senato, se vinceranno i Sì, sarà composto da una promiscuità di amministratori comunali o regionali (con l'immunità), che andranno a sostituire i senatori politici. Perciò, chi si intende di politica, capisce che lo scopo di ciò è quello di eliminare una precisa forza parlamentare, che attualmente dà molto fastidio in Senato ma che nella totalità delle regioni e nel 90% dei comuni, non ha nessuna maggioranza e quindi, così, verrebbe fatta fuori (il M5S).

C'è poi l'interesse economico dei poteri forti, italiani ed esteri, che non sopportano la Costituzione, nata dalla fine del fascismo, perché secondo loro è troppo democratica. Ma, bisogna ricordare che la Costituzione è fondante della pace sociale, e infatti nei referendum costituzionali non è previsto il quorum, proprio per tutelare le minoranze, in ogni campo, dagli effetti o dagli abusi di una variazione costituzionale sbagliata, che potrebbe portare anche a una dittatura. Questo significa che una grande variazione della Costituzione,come quella che vuole il governo, sarebbe dovuta avvenire con il consenso politico più esteso e non con una sfida tra governo e partiti di opposizione. Evidentemente, questo governo non ha il giusto livello di maturità politica. Ma, questo governo ha già dimostrato di essere un robot dei poteri forti, che sono gli stessi poteri, della finanza e della speculazione, che spingono a votare Sì. Il punto, dunque, è capire che è in corso una vera guerra politica-economica, in parte sotterranea, fatta anche di condizionamenti antidemocratici ad hoc, culturali, giornalistici, televisivi e sindacali, che chi vuole conquistare l'Italia ha iniziato a infiltrare da almeno 25 anni, attaccando i diritti sociali, per esempio, con la legge anti-sciopero del 1990, banalizzando il lavoro festivo, bloccando il diritto all'assemblea per i sindacati indipendenti dai partiti, e di conseguenza introducendo il lavoro precario e il Jobs Act, restringendo il diritto al lavoro, alla pensione, alla sanità, alla scuola e alla casa.

Le forze che conducono questa guerra mirano a sottomettere la sovranità popolare, per motivi economici, e hanno deciso di portare a termine il loro disegno, con l'operazione finale di abbattimento della Costituzione, che ha sempre rappresentato un muro di difesa democratica, per loro fino ad oggi invalicabile. In Italia, non è possibile effettuare un colpo di stato diretto, perché non sarebbe accettabile, però si può fare in modo subdolo, distruggendo la Costituzione dall'interno, con la modifica da "cavallo di Troia", che darebbe poi al governo il potere di condizionare l'elezione del Capo dello Stato e degli altri Organi di garanzia, eliminando la rappresentanza democratica dei senatori politici (per sostituirla con semplici amministratori, che non avrebbero più il controllo politico sull'operato del governo) e così potranno imporre nuove leggi di costrizione dei diritti, sul lavoro, sulla sanità, sulle pensioni (evitando contestazioni parlamentari e popolari). E' un modo per imporre l'ideologia del capo assoluto, stile Erdogan. Ecco perché si tratta di un attacco alla nostra civiltà sociale.

Da questo attacco politico, bisogna difendersi, con un NO, al referendum del 4 dicembre, evitando di trasformarsi in tifosi, ma diventando coscienti dell'importanza di una democrazia da dover difendere sempre, ricordando chi l'ha conquistata al prezzo della propria vita.

23 novembre 2016

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