SLG-CUB Poste invita i lavoratori e le lavoratrici delle Poste a non mollare e a credere nella lotta e nella difesa della propria dignità, aderendo a un sindacato non compromesso con quel sistema di potere, inaffidabile e servile, che ha portato a un passo dallo sgretolamento dell'azienda più importante d'Italia.

Il ministro Alfano si è vantato per l'abolizione dell'art.18, ma suo fratello si è sistemato alle Poste. Ringraziamo i sindacati della privatizzazione (Cisl in testa), perché questo, prima della trasformazione dell'Amministrazione delle Poste da istituzione pubblica a Società per Azioni, non sarebbe mai stato possibile. Inoltre, le privatizzazioni si fanno anche per spartire consulenze e appalti (cioè soldi e potere), come SLG-CUB Poste ha denunciato l'1 gennaio scorso (vedere sito slgposte.it), anticipando le considerazioni poi sottolineate anche dalla Corte dei conti.

La privatizzazione è un atto politico ed è servita, oltre a distribuire appalti e consulenze, anche a produrre un eccesso di "capi e capetti", a tagliare i posti di lavoro e a mortificare i lavoratori, che con i loro sforzi devono compensare tutte le carenze organizzative e le manovre speculative approvate dagli stessi sindacati della privatizzazione (Cisl in testa), come l'accordo sindacale sottoscritto nel 2015, da Cisl, Cgil, Ugl, Confsal e Cisal, che ha autorizzato il vergognoso recapito della posta a giorni alterni e rarefatti (per tagliare il personale del 50%), gettando nel disagio e nel caos cittadini e lavoratori. L'hanno chiamata riorganizzazione del servizio postale, ma la verità è che si tratta di una disgregazione del servizio postale e del servizio pubblico. Eppure, le Poste sono l'unica infrastruttura che può garantire il collegamento materiale nazionale.

Ecco perché bisogna bloccare la privatizzazione e tornare alle Poste pubbliche, al 100%. Però, i sindacati della privatizzazione organizzano scioperi contro ciò che essi stessi hanno già approvato, prendendo in giro i lavoratori, mentre ci sono politici o sindaci ambigui, che appartengono ai partiti della privatizzazione e che organizzano denunce e proteste, ma senza chiedere mai al governo di rinunciare a privatizzare le Poste, prendendo così in giro i cittadini. Ma, anche sul futuro dei posti di lavoro non bisogna sottovalutare l'impatto della privatizzazione. Altre ex aziende dello Stato, come Alitalia eTelecom, erano in attivo, ma una volta privatizzate sono andate a picco e finite in mani estere, mettendo a rischio i posti di lavoro di migliaia di persone.

Da tuttociò, bisogna difendersi primache accada anche alle Poste, e il passo necessario è quello di togliere l'appoggio ai sindacati e ai partiti della privatizzazione, troppo compromessi dalla politica del tenere il “piede in due scarpe” e senza avere più niente né da dire e né da fare. Perciò, invitiamo i lavoratori e le lavoratrici di Poste Italiane a prendere coscienza dell'importanza di questa situazione, che riguarda il futuro comune, e a mobilitarsi per una nuova mentalità, fondata sui valori del lavoro, dei diritti e del servizio pubblico. Così, potremo organizzarci e unirci conSLG-CUB Poste, per coinvolgere anche i cittadini nella difesa delle Poste pubbliche. Ricordiamo che l'arroganza di chi voleva addirittura cambiare la Costituzione, per approfittare di maggiori poteri, è stata impedita dall'opposizione popolare, che ha deciso di dire NO. Allo stesso modo, anche l'arroganza di chi vuole smembrare il patrimonio delle Poste può essere fermata,se i lavoratori e le lavoratrici postali si uniscono e agiscono con determinazione.

24 Gennaio 2017

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